Totò, ricordata la sua figura al Museo delle Tradizioni popolari di Canepina

Laura Ciulli

 

Canepina(Vt) – Si parla di Totò, nel Salone del Quarto Stato,  nel Museo Delle Tradizioni Popolari di Canepina, sabato 4 novembre.

L’occasione è la proiezione del documentario “Antonio De Curtis, in arte Totò” di Pino Galeotti, già in onda su Rai Storia, per il ciclo “Italiani” con Paolo Mieli.

Una minuziosa ricerca in quattro  parti  ben definite, dell’ autore e regista televisivo Rai, il viterbese Pino Galeotti.

  La prima ricostruisce la vita e l’attività teatrale e cinematografica del comico dalle sue prime esperienze nel quartiere Sanità a Napoli, fino all’incontro  con Pier Paolo Pasolini e alla morte avvenuta il 15 aprile del 1967 a Roma. Successivamente  il rapporto che lega Totò alla sua città. La terza parte analizza  la nobiltà tale ed acquisita di Antonio (Clementi)cognome con il quale viene registrato dalla madre alla nascita, De Curtis. 

 La quarta, infine, analizza il  rapporto di Totò con il cinema d’autore,  sottolineando   l’importanza del suo incontro con  Pier Paolo Pasolini.

Tra le testimonianze Aldo Fabrizi, la prima moglie Diana Bandini Lucchesini Rogliani, Alberto Anile critico cinematografico, Lello Bersani e Giancarlo Governi.

Relatori Marcello Arduini, docente presso l’Università della Tuscia di Viterbo, Franco Grattarola, studioso di storia del cinema, della televisione e del costume e Rino Galli, direttore del Museo di Canepina. 

“Un Totò che non aveva bisogno di fare grandi film, bastava lui”, come scriveva Alberto Moravia critico de L’Espresso,  ricordato dal regista Galeotti. 

Emerge così, la  figura trasgressiva di un grande comico rispetto alle convenzioni dell’uomo piccolo borghese, una sorta di rivoluzionario. Un attore che 
inizia come generico con la commedia dell’arte. 

È il professor Rino Galli, direttore del Museo delle tradizioni popolari di Canepina, ad introdurre il documentario. Ricorda l’antropologa viterbese scomparsa di recente,  Amalia Signorelli, competente presenza nel documentario su Totò.

L’attore secondo il professor Galli “Stimola a considerare la comicità, dove le cose più divertenti sono in realtà le più serie. Il tragico è un sentimento individuale, il comico collettivo. Totò descrive la vita di quel periodo,  l’Italietta degli anni ’50, dei problemi quotidiani della piccola borghesia, che con la sua comicità rappresenta”.

Il docente universitario Marcello Arduini sottolinea che il documentario di Pino Galeotti “È  un lavoro che cade nel cinquantennale della scomparsa di Totò. Notevole per ampiezza e durata, presenta una pluralità di voci di persone che lo hanno conosciuto, studiato.
Pino si è eclissato come interprete del comico, affidandosi a molte voci. Un Totò in numerosi interpretazioni più o meno famose, che ha attraversato un pezzo di storia italiana molto consistente, rapportandosi significamente. Non è dentro gli stereotipi della napoletanità”.

Franco Grattarola,  concorda evidenziando la storia di Totò che anche per lui è “Ben descritta nel documento definendo la sua parabola in  trenta anni di attività. Un Totò iruente a teatro iruente, ma più contenuto quello cinematografico.
Arriva al cinema a quarant’anni, con peculiarità che rimangono, viene sfruttato in maniera dissennata: oltre 100 film, dove  in ognuno c’è un elemento positivo, pur passando a copioni diversi.
La società degli anni ’60 è ben rappresentato da artisti come Alberto Sordi, e prima di essere riscoperto da Pasolinini, è diverso. Totò marionettistico, surreale, ‘il suo copione è la miseria’, come scrive Franca Faldini, la moglie in un suo libro”.

Sottolineato anche il suo passaggio nel territorio della Tuscia con due importanti film: “Uccellacci e uccellini“, diretto da Pier Paolo Pasolini, interpretato da Totò e Ninetto Davoli. L’ultimo film da protagonista interpretato da Totò, girato a Tuscania. L’altro, “I due colonnelli“, ambientato in Grecia, ma  in realtà in gran parte girato a Civita di Bagnoregio. 

Totò era dentro al suo tempo.  Universale, unico, comico e sicuramente attuale. Una vita, molte anime.

Galleria fotografica a cura di Mariella Zadro per Tuscia magazine.it

 

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